NESSUNO RIUSCIVA A PRENDERE BESOURO

Era un caldo giorno di novembre del 1918 e, per le colorate strade di Santo Amaro, in Brasile, si aggirava un giovane nero e forte: Manoel Henrique Pereira, meglio conosciuto come Besouro. 

Besouro in portoghese significa “coleottero”. 

Ma allora, perchè ad un virtuoso giovanotto venne dato un soprannome così apparentemente ridicolo? 

Dovete sapere, che Besouro ebbe un grande maestro di Capoeira, uno dei più saggi e valorosi dell’epoca, il suo nome era Tio Alípio (Zio Alípio). 

Nonostante la sua grande saggezza, però, Tio Alípio, aveva anche una debolezza: adorava in maniera smisurata tutti i suoi allievi, perché li aveva cresciuti nella Capoeira come se fossero suoi figli, sin da quando erano bambini, e il giovane Besouro, era il suo prediletto. 

Anche se Besouro arrivava sempre in ritardo agli allenamenti, il Mestre non lo sgridava mai, infondo, quando lo mandava a chiamare, lui li raggiungeva in un lampo: Besouro, era così veloce che poteva andare da Maracangalha a Santo Amaro (due città molto lontane) in un istante. 

Questa era la sua maggiore qualità, che gli permetteva di scappare sempre da altri cattivi malintenzionati che tentavano di catturarlo, ma anche dalla Polizia, la quale, a quell’epoca, era spesso ingiusta e puniva anche i buoni.

Lui volava via, scompariva nel nulla, si dissolveva in un istante, proprio come un coleottero! 

Tio Alípio teneva molto alla disciplina e all’autocontrollo dei suoi allievi, eppure, a Besouro perdonava molte cose, anche quando si faceva trovare nel bel mezzo di una rissa, come spesso accadeva. 

“Besouro!” gli disse un giorno Tio Alípio tutto affannato dopo una corsa, 

“Cosa hai combinato di nuovo?” 

“Non è stata colpa mia Maest…” 

“…Ummm…non mi raccontare bugie, figlio mio, la locandiera mi ha detto che sei stato proprio tu ieri sera quello che ha scatenato la rissa.” 

“ Si, ma…ti posso spiegare…” 

“lo so Besouro che tu hai sempre intenzioni nobili e so che difendi i più poveri, ma non puoi agire così, la violenza non risolve sempre tutte le cose.” 

Ma Besouro era fatto così, non poteva sopportare di vedere un’ingiustizia senza fare niente. 

Qualche anno prima fu addirittura cacciato dall’esercito brasiliano per aver disobbedito ad un suo superiore, pur di non far male ad un povero mendicante. Ebbene sì! In passato Besouro era stato un soldato della famosa armata della cavalleria. 

A quei tempi infatti, sia i soldati che i poliziotti andavano a cavallo per essere più veloci dei furfanti, anche se lui, ovviamente, era ancora più veloce dei cavalli. 

Era domenica ed era un giorno di preghiera. 

Besouro era protetto dagli spiriti degli antenati, portava al collo un amuleto magico che lo proteggeva, il suo Patuà. 

Si dice che era proprio quello a renderlo invincibile! 

Non solo era veloce come un fulmine, ma il suo corpo era anche protetto: niente poteva trafiggerlo, nemmeno le lame, nemmeno i colpi di pistola. 

La domenica, era anche il giorno della roda di Capoeira. 

Molti giovani della sua età si trovavano in un angolo di giardino un po’ isolato, dietro alla Praça Floriano Peixoto, la piazza principale della città, dove delle bellissime donne formose, vestite di bianco, vendevano Vatapà e Acarajé, due gustosissimi piatti tradizionali. 

I tempi però non erano dei migliori per giocare Capoeira. 

Come da sempre nella storia, purtroppo, per colpa di pochi ci rimettono in molti: alcuni usavano la Capoeira per commettere piccoli furti, altri erano veri e propri banditi. Il governo perseguitava chiunque facesse Capoeira, buono o cattivo che fosse e la polizia era molto severa. 

Niente poteva però fermare i giovani come Besouro dal mantenere viva la loro passione. 

Così, ogni qual volta avessero un po’ di tempo per stare insieme, si dedicavano alla Capoeira. 

Nel pomeriggio, gli allievi di Tio Alípio e altri amici di Besouro si ritrovarono tutti insieme: stesso posto e stessa ora di sempre. 

Besouro arrivò poco dopo tutti gli altri, anche se, ovviamente, era stato l’ultimo a partire da casa. 

Siri de Mangue e Canário Pardo presero per primi gli strumenti (a loro piaceva iniziare sempre suonando) Besouro, invece, amava essere il primo ad aprire la roda. 

Avrebbero dovuto stare molto attenti a non farsi scoprire, ma loro avevano un piano perfetto (o quasi). 

La roda si svolgeva sempre sotto ad un grande albero, sul quale un ragazzino si arrampicava per fare da vedetta, in caso arrivasse la Cavalaria (la polizia a cavallo). 

Non appena egli si fosse accorto dell’arrivo dei poliziotti, avrebbe avvisato chi teneva il Berimbau, perché suonasse il ritmo di allerta, prima che si avvicinassero troppo. 

Tio Alípio era a conoscenza di tutto, ma non era troppo contento di quel che succedeva, specialmente perchè veniva sempre coinvolto un ragazzino, soprannominato Cobrinha Verde (cobra verde). 

Qualche mese prima, Cobrinha Verde, era andato coraggiosamente da Besouro chiedendogli di poter partecipare alla roda e lui gli aveva risposto che era troppo presto e che doveva ancora allenarsi molto ma, nel frattempo, avrebbe potuto aiutarli, facendo da sentinella. 

Cobrinha Verde, che in quel momento aveva suppergiù otto o nove anni, non ci pensò due volte e accettò di buon grado, felice di essere tra le grazie del leggendario Besouro. 

Poco dopo che la roda ebbe inizio, Cobrinha Verde vide delle sagome del drappello a cavallo avvicinarsi sempre di più, non apparivano nemmeno troppo piccole, quindi erano già molto vicine. 

Bastò un attimo per dare il segnale e Maria, la quale stava suonando il berimbau e cambiò immediatamente ritmo. Il ritmo di allerta, si chiama Cavalaria, e ricorda il rumore dei cavalli al galoppo. 

In pochissimo tempo, tutti gli amici nascosero gli strumenti per fingere di giocando a domino, con delle pietre, un piano perfetto! 

L’irruzione dei poliziotti, tuttavia, creò nell’aria un’atmosfera diversa dal solito, più pesante, come se stesse per succedere qualcosa di brutto. 

“Chi di voi è Besouro?” chiese un poliziotto “Siamo venuti a prenderti per portarti al commissariato!” 

“Sono io Besouro!” rispose senza mostrare alcun timore 

“Non sto facendo nulla di male e, se vuoi pensate che io abbia fatto qualcosa di proibito, fuori le prove! ” 

“Ti sbagli mio caro, non mi servono prove, per colpa tua ho già avuto molte grane ed ora rischio di essere retrocesso a poliziotto semplice! E mi toglieranno Furia, il mio prezioso cavallo!” “Questa volta ti porterò con me, su vieni e non fare troppe storie!” 

Besouro scoppiò in una fragorosa risata. 

Tutti quelli lì intorno avevano paura, ma lui no. 

“Non mi consegnerò alla polizia, che cosa pensate di farmi?” 

In un attimo i poliziotti lo accerchiarono, puntandogli contro le pistole. 

“Allora Besouro!? Vieni con noi o no?” 

Lui rise ancora più forte. 

A spegnere il fragore della sua risata, ci furono nove spari, nello stesso momento, tutti verso di lui, che fecero un enorme trambusto. 

I suoi compagni, anche loro capoeristi, non si spostarono di un millimetro ed erano già pronti a vendicarlo, quando, improvvisamente, videro il suo volto spuntare dalla grande nube di fumo creata dagli spari. 

Ecco che Besouro, con il corpo protetto dal patuà, il suo potente talismano, era uscito dalla sparatoria completamente indenne! 

Tutti rimasero sbalorditi mentre Besouro se ne andava via canticchiando, ridendo sotto i baffi, schernendo ancora di più il poliziotto e i suoi amici si misero a seguirlo sulla via di casa, orgogliosi del loro compagno, che consideravano un eroe. 

Per tutto questo tempo, Cobrinha Verde era rimasto sull’albero e scese proprio quando i poliziotti erano ancora lì sotto. 

“ I poliziotti sono pappe molli” pensò dopo quello che aveva visto, “ Non possono fare niente contro un capoerista e io sono uno di loro, me lo ha detto Besouro!”. 

Pochi secondi dopo, uno dei ragazzi, che voltandosi aveva visto la scena, gridò: “Besouro! Quei vigliacchi hanno preso il ragazzino!” 

Questa volta, Besouro ebbe realmente paura. Nonostante fosse una testa calda, era molto sensibile alla violenza nei confronti dei più deboli e si sentiva responsabile della faccenda. 

Tio Alípio lo aveva avvisato molte volte, ma lui non lo aveva mai voluto ascoltare. Cosa avrebbe pensato di lui Tio Alípio se fosse successo qualcosa di brutto a Cobrinha Verde? Cosa avrebbe pensato tutta la città? Avrebbe mai più potuto considerarsi un vero capoerista? 

Corse subito indietro, ma, nemmeno con la sua velocità supersonica, tornò in tempo per vedere dove erano andati i poliziotti.

In questa situazione, solo una persona lo avrebbe potuto aiutare. Sarebbe stata dura, ma non aveva altra scelta che raccontare tutto al suo maestro. 

Tio Alípio era alla locanda, informato già dell’accaduto, aveva sentito delle voci …, e poi, lui sapeva sempre tutto! (Infatti non era mai saggio tentare di nascondergli qualcosa …) 

La sua faccia cupa lasciava trapelare che era molto arrabbiato. 

“Maestro!” gli disse Besouro “E’ successo qualcosa di brutto giù in piazza.” “So già tutto! Come hai potuto lasciare che lo prendessero?” “Perchè non ti sei guardato indietro?” 

“Ero felice di essermi preso gioco di loro e mi sono dimenticato del ragazzino, ho fatto un grave errore maestro, ma non lo farò mai più!” 

“Ora devi andare a salvarlo Besouro!” 

“Si ma, come lo trovo?” 

“Chiedi agli antenati, loro parlano con te, tu sei speciale per loro, ti sapranno indicare la strada.” 

E così fece: iniziò a pregare, ed improvvisamente, vide una folata di vento alzare la polvere e le foglie di fronte a lui, che spostandosi, gli indicava la strada. 

Seguì la scia e, fortunatamente, riuscì a raggiungere Corbina Verde e i poliziotti prima che arrivassero al commissariato. 

“Fermi!” gli intimò. 

I poliziotti si girarono increduli, a bocca aperta. 

Cobrinha Verde era legato con una corda alla schiena di uno dei poliziotti a cavallo. 

“Fermo tu Besouro!” disse il poliziotto “Se farai un solo passo falso, per il ragazzino si metterà male.” 

Cobrinha Verde iniziava ormai a comprendere la gravità della situazione e ad avere paura. 

Besouro, rivolgendosi al poliziotto disse: “Tu ancora non hai capito chi sono, sai perchè mi chiamano Besouro?” 

“Perché sei da schiacciare come uno scarafaggio?” rispose sogghignando il poliziotto, seguito da tutti gli altri. 

Besouro non si prese nemmeno la briga di rispondere e con la rapidità di una saetta, liberò il ragazzo e portò via tutte le armi ai poliziotti. 

Fu così veloce che nessuno riuscì a vederlo prima che avesse terminato. Non totalmente soddisfatto della sua vendetta, stese a terra il poliziotto con un martelo cruzado, il suo famoso calcio volante, e si prese pure Furia, con il quale tornò in città assieme a Cobrinha Verde. 

Tutti in città sapevano a chi apparteneva quel cavallo, così, il commissario della polizia cacciò tutti i nove poliziotti. 

Besouro accompagnò personalmente a casa il piccolo Cobrinha Verde, in modo da poter chiedere scusa a tutta la sua famiglia per averlo messo in pericolo. 

Prima che i due varcassero la soglia della porta, Cobrinha Verde gli chiese “Besouro, anche io potrò diventare come te un giorno?” 

“Potrai diventare anche più bravo di me” gli rispose lui “basta che seguirai sempre gli insegnamenti del tuo maestro e non farai i miei stessi errori” “Besouro…” continuò il piccolo “Ma sei tu il mio maestro?” Fino ad allora Besouro non aveva mai pensato di poter essere lui il maestro di qualcun altro, ma, commosso dalla richiesta del ragazzino, accettò di buon grado.

“E se ti prenderanno?, come farò senza il mio maestro?” chiese infine il ragazzino.

“Nessuno riesce a prendere Besouro!” rispose il leggendario capoerista.

“Prima o poi lo prenderemo” disse il capo della polizia.

  • Valentão
    Scritto da: Elisa Gnecchi
Aê Besouro

ZUMBI’ GUERRIERO

Molti anni fa, in un villaggio nel bel mezzo della giungla del Brasile, nacque un giorno un grande guerriero. 

Erano tantissimi i villaggi come quello, dove vivevano donne e uomini valorosi, che, per sfuggire alla schiavitù, si nascondevano nelle foreste. 

Il suo, però, era in assoluto il più grande e il più importante di tutti: il Quilombo dos Palmares. 

Un brutto giorno, poco dopo la sua nascita, il villaggio fu preso d’assalto dai proprietari delle piantagioni, che purtroppo ebbero la meglio. I soldati catturarono gli abitanti del Quilombo e li fecero prigionieri. Presero con sé anche il piccolo appena nato e lo portarono al loro padrone. 

Costui era un uomo basso e tozzo e aveva una risata strana. Guardò quella piccola creatura innocente di fronte a sé e pensò che sarebbe stato magnanimo con lui. 

“Padre Melo!” esclamò, “vieni qui subito!”. 

Ecco che si sentì una porta scricchiolare e aprirsi dietro di lui. 

A passi flebili comparve un uomo anziano, con la tonaca da frate, magro e con la schiena gobba, che si avvicinò al padrone.

“Uhm, uhm” si schiarì la voce roca, “ Eccomi signore! Come posso aiutarla?” 

“ Vedi questo bambino, Padre Melo?” 

“ Si signore”, rispose il frate 

“ Lo affido alle tue cure, viene dal Quilombo Dos Palmares, ma ho deciso di tenerlo qui con noi!” “ Dovrai insegnargli tutto quello che sai: il portoghese, il latino, la teologia e la matematica…” 

“ D’accordo signore” rispose ancora una volta il frate. 

Padre Melo aveva un’anima buona, ma era sempre triste, perchè fino ad allora aveva sempre dovuto accontentare il padrone, anche quando il suo dovere non gli piaceva per niente. 

In quel giorno caldo del lontano 1655, finalmente Padre Melo si sentiva rinato, perchè poteva fare qualcosa di buono. “Devo dare un nome al piccolo” pensò, e battezzarlo, perché il Signore possa proteggerlo da tutti i mali. 

Decise di chiamarlo Francisco e lo crebbe come un figlio. 

Quindici anni più tardi, Francisco andò da Padre Melo, in giardino, per parlare con lui: “Padre” disse… “ So che mi hai cresciuto bene, in un posto sicuro, ma io non sono nato qui vero?” 

“ Vero!” rispose il frate 

“ Quindi i miei fratelli non sono tutti fortunati come lo sono io…” 

“ No Francisco, il padrone ha deciso di aiutarti per qualche ragione, ma devi sapere che lui non è sempre buono con tutti.” 

“ Allora io voglio tornare là!” affermò Francisco. 

Padre Melo rabbrividì all’idea di non vedere mai più il suo figlioccio che tanto aveva amato, ma ammirava allo stesso tempo il suo grande coraggio. Ci pensò un po’ e poi rispose: “ Mio amato Francisco, io ti ho insegnato molto, ma forse è giunto il momento che tu segua la tua strada, vedi, tu non sei uguale alle persone che vivono qui, sei un ragazzo forte e virtuoso e grazie alla tua intelligenza puoi aiutare molte persone e così, mi renderesti molto fiero di te”. 

Francisco decise di tornare al villaggio dove era nato; desiderava che tutti i suoi abitanti avessero la possibilità di vivere come lui aveva vissuto: in una bella casa, con un bel giardino e gli animali. 

Giunto al villaggio, Francisco rimase sorpreso nel vedere un grande muro corazzato tutto intorno alle capanne e numerosi guerrieri armati di lance all’ingresso. 

“Chi sei?” gli chiesero le guardie. 

“ Sono nato in questo villaggio e sono tornato per proteggerlo” rispose lui. 

Le guardie lo fecero entrare, ma lo condussero dal Capo villaggio, che sedeva su una grossa sedia di legno di cocco. 

Ganga Zumba, grande capo e condottiero del Quilombo Dos Palmares, era un uomo nero e possente, portava vesti molto colorate e il suo collo era adornato da collane ed amuleti e non si separava mai dalla sua lancia, che era la più alta e affilata di tutto il villaggio. 

“Chi è questo giovane?” chiese curioso. 

“ Arriva da ovest” rispose una guardia. “ Non porta nulla con sé e dice di essere nato qui”. 

Ganga Zumba osservò Francisco con curiosità per un bel po’ di tempo. “’Come è possibile” pensò ” Sembra uno di noi: ha i miei stessi occhi, la mia stessa pelle e i miei stessi capelli, eppure la sua pelle è così liscia, le sue mani così morbide… non sembrano proprio quelle di un guerriero e di un giovane che tutti i giorni deve lavorare la terra per sfamare il villaggio”.

“Cosa ne facciamo di lui Capo?” sollecitò un’altra guardia 

“ Portatelo nella capanna dei prigionieri per ora, poi capirò se può restare” rispose il Grande Capo. 

Francisco si voltò senza rispondere e si fece scortare dalle guardie: voleva mostrare coraggio al suo popolo ed era sicuro che prima o poi tutti si sarebbero accorti che era uno di loro. 

E fu proprio così che avvenne: non appena si voltò, Ganga Zumba esclamò “ Aspettate!” … “ fatelo avvicinare!”. 

Il Grande Capo aveva notato una cosa sconvolgente: Francisco aveva sulla schiena una macchia scura, identica alla sua. 

“Io so chi sei tu” continuò Ganga Zumba” 

“Tu sei mio nipote Zumbì, rapito dai soldati ….come hai fatto a tornare?” 

“Me ne sono andato dal posto in cui mi hanno portato perché voglio aiutare il mio popolo”…“Ma il mio nome è Francisco” rispose confuso. 

“Tu sei un guerriero del Quilombo” gli spiegò Ganga Zumba “Sei nato per portare a termine il mio lavoro, quando io non potrò più difendere il villaggio” “Se vorrai restare, dovrai ricordarti chi sei e farti chiamare con il tuo vero nome: Zumbì!”. 

Zumbì si limitò ad annuire: in fondo, pensò, il suo nome d’infanzia era certamente più adatto ad un vero guerriero. 

Zumbì dormiva nella capanna di bambù, la più grande, dopo quella di Ganga Zumba; tutto il villaggio poneva grandi aspettative in lui. 

Se voleva diventare un abile condottiero, però, avrebbe dovuto superare l’addestramento ed allenarsi tutti i giorni nel campo dei guerrieri di Palmares. 

I suoi compagni erano molto invidiosi di lui e fecero di tutto per metterlo in cattiva luce nei confronti del Generale. 

Ogni giorno dovette superare una nuova sfida: scalare la grande montagna del Quilombo; superare il fiume del coraggio con tutte le sue insidie e gli animali pericolosi che si nascondevano sott’acqua; arrivare alla fine del percorso nella foresta, pieno di bersagli da colpire con lancia senza mancare un colpo ed allenarsi a combattere in una grande sfida di capoeira con il generale. 

Dopo i primi mesi di addestramento, Zumbì si sentì scoraggiato, pensò che non sarebbe mai riuscito a diventare il miglior guerriero del Quilombo e ad aiutare il villaggio, sentiva di essere il peggiore di tutti. 

Fortunatamente però, tra i suoi compagni, c’era qualcuno che non lo aveva mai discriminato o trattato come un incapace: era una bellissima ragazza dai capelli mori e lunghi, la più forte guerriera del villaggio, il suo nome era Dandara. 

Un giorno, mentre Dandara se ne stava seduta sotto ad una palma suonando il Berimbau, Zumbì decise di avvicinarsi a lei. 

“Ciao, posso disturbarti?” le chiese. 

Dandara continuò a suonare, ma gli rispose con un grande sorriso

 “Certo, cosa succede?” 

“Tu sei l’unica che non mi prende mai in giro come fanno gli altri, come mai?, credi che un giorno diventerò un abile guerriero?” 

“Certamente” rispose lei con un sorriso ancora più grande “Sai Zumbì, la capoeira ci insegna a guardare noi stessi e valorizzare la nostra unicità. Tu hai vissuto lontano da qui ed hai appreso molte cose, se guarderai solo te stesso e non più gli altri, sono sicura che in poco tempo sarai un guerriero fortissimo” “E’ per questo che tu sei così brava?” le chiese Zumbì, affascinato dalla sua semplicità. 

Ma lei non rispose e si allontanò sorridendo. 

Da quel giorno, Zumbì si esercitò impegnandosi al massimo ed apprese perfettamente tutte le tecniche di Capoeira, anche quelle più difficili. In breve tempo diventò uno dei più abili guerrieri, perché aveva imparato a sfruttare in combattimento le sue capacità, come le aveva suggerito la sua amica Dandara. 

Il Quilombo veniva costantemente attaccato dai suoi nemici. 

Fino ad allora, Ganga Zumba era riuscito a contrastarli, ma iniziava a temere che presto non sarebbe più riuscito a respingerli. 

Un giorno, un messaggero dell’ esercito dei Signori delle Piantagioni entrò nel villaggio per consegnare un trattato di pace al Grande Capo del Quilombo. 

Ganga Zumba, allora, riunì tutti i suoi generali e i guerrieri più valorosi, per proporre loro di accettare il trattato. Tra tutti, vi erano anche Zumbì e Dandara.

Nessuno sembrava contrario, tranne Zumbì. Avendo studiato molto, nel periodo in cui viveva con Padre Melo, egli era diventato molto saggio. 

Nella sala, si fece improvvisamente un grande silenzio. 

“Non possiamo continuare a combattere Zumbì” disse Ganga Zumba. 

“Questa è una trappola, signore!” affermò lui convinto 

“Ci chiedono di mandare da loro i nostri giovani più forti, ma io so come fanno, non li trattano bene e li costringono a lavorare nei campi” 

“Se non accettiamo però, prima o poi ci distruggeranno tutti” disse il Generale Maggiore del Quilombo 

“Sono tornato per combattere” esortò Zumbì “Sono pronto ormai! Io posso difendere il Quilombo!” 

“Se pensi di essere pronto Zumbì, io credo in te” disse lo zio al nipote. 

“Sono pronto!” 

“Allora da oggi, sarai tu il Grande Capo! È giunto il momento”. 

Zumbì era dotato di un grande intuito e, grazie agli insegnamenti di Padre Melo, aveva acquisito delle grandi abilità strategiche. 

I soldati dei Signori delle piantagioni erano in agguato proprio fuori dalle mura del Quilombo: anche se avessero firmato, non sarebbero mai stati risparmiati! 

Così, Zumbì guidò silenziosamente i guerrieri del Quilombo fuori dalle loro mura. 

Non appena si affacciarono, videro i soldati nemici appostati e pronti all’attacco, proprio come lui aveva predetto. 

Grazie alla loro abilità nella Capoeira, misero tutti i nemici in fuga e gli intimarono di non tornare mai più. 

Quella sera nel villaggio ci fu una grandissima festa a ritmo di atabaque e berimbau, dove tutti danzarono e festeggiarono fino all’ alba. Fu proprio in quella notte che Zumbì, Re del Quilombo Dos Palmares, chiese la mano della principessa guerriera Dandara per farla sua sposa. Da quel giorno in poi gli abitanti del Quilombo non ebbero mai più paura, perchè a difenderli c’erano il Re e la Regina più coraggiosi della storia del Brasile.

Workshop “La Roda” a mare culturale urbano

sabato 26 settembre dalle 16:00 alle 18:00 siete tutti invitati nella sala bianca di mare culturale urbano, Via Gabetti, 15, Milano per un Workshop di Capoeira sulla roda.
Il Workshop è dedicato agli allievi ma è aperto anche a chiunque desidera conoscere la Capoeira per la prima volta. Che cos’è una roda di Capoeira? Ci sono diversi tipi di roda? qual’è la differenza? quali strumenti si utilizzano e quali ritmi si suonano? Questi ed altri approfondimenti in un evento dinamico e divertente, da non perdere!

sabato 5 settembre: Festa di inaugurazione dei corsi 2020/2021

Una giornata di intrattenimento e sorprese dedicata ai più piccoli ma anche agli adulti!
Ci saranno lezioni aperte, spettacoli e molto altro 🙂

Venite a divertirvi, curiosare,brindare e provare Capoeira insieme a noi!

PROGRAMMA:

15:00 – 15:30
Lezione di prova aperta per bambini

15:30 – 16:30
Spettacoli e Roda

16:30 – 17:30
Rinfresco e iscrizioni

DOVE? Corner 73
Via Pier Alessandro Paravia, 73, Milano

IN SICUREZZA?

E’ disponibile il form per prenotare il proprio posto. I posti sono limitati per poter garantire la distanza interpersonale di un metro ma cercheremo di accogliere il maggior numero di persone.

https://docs.google.com/forms/d/1o9tfMCVPefENl-wwub81e2e7KzrMVo5ETBNiyKkIHLw/edit?hl=it#responses

Da settembre…

Anche i corsi di Capoeira ragazzi riprendono a settembre presso il centro Corner 73, siete curiosi di vederlo?